Chiude Soncini: "Orgoglioso di quello che ho dato a questo sport" - I AM CALCIO VERCELLI

Chiude Soncini: "Orgoglioso di quello che ho dato a questo sport"

Simone Soncini
Simone Soncini
NovaraFocus

Una carriera lunghissima e piena di soddisfazioni quella di Simone Soncini che con la promozione in prima categoria con la Pernatese griffata da una sua rete ha detto la parola fine al calcio giocato. Tempo di bilanci ed è proprio Simone a riassumere i suoi anni sul rettangolo di gioco:

Posso solo essere orgoglioso per quello che ho dato a questo sport nel novarese, ovunque si va se si parla del bomber si parla di Soncini, lo dico anche con un po’ di presunzione. Questo sport mi ha dato tanto e viceversa, sono orgoglioso di tutto quello che ho fatto, ovunque sono andato nessuno mi ha mai lasciato a casa, ho cambiato tante squadre per scelta mia, mi chiamano tuttora persone che ho conosciuto anche solo sei mesi per chiedermi come stai e ricordare i gol che ho fatto con loro”.

Voglio sapere qual è il tuo rimpianto più grosso, tante sono le vittorie e i gol in carriera ma ci sarà qualcosa che forse potevi fare in maniera diversa.

I treni dicono che passano una volta sola invece il sottoscritto ha avuto più occasioni e puntualmente ho optato per un discorso mio di star bene, il mio rimpianto è di non aver osato e dimostrato nei professionisti quello che potevo dare, penso a Cuneo, Bellinzona, Novara, nella vita penso che ognuno ha quel che si merita, diciamo che sono il professionista dei dilettanti”.

La tua stagione migliore? La tua vittoria più bella?

Senza dubbio Vigevano in serie D con Sorrentino in panchina, 24 gol a 21 anni e l’anno di Verbania con mister Bigica una persona che mi ha dato tanto sotto tutti i punti di vista, con lui ho un rapporto di amicizia che va oltre il calcio e con cui spero di collaborare in futuro. Verbania in eccellenza avevamo vinto tutto, ho fatto anche altri anni belli, ad Arquata Scrivia, Domodossola e ancora Vigevano in eccellenza. Dopo Vigevano in D avevo tantissime richieste ma ho sempre preferito fare delle scelte di stomaco, di cuore”.

C’è un giocatore che ti ha ispirato e che volevi imitare?

Quando ero piccolo il mio idolo era Beppe Folli al Novara, poi alla Pro Vercelli avevo conosciuto Mirabelli, un grandissimo bomber. Nei dilettanti un giocatore che mi faceva impazzire è Giorgio Pesenti, giocava nella Tritium, un grande amico che ha giocato fino a quarantun anni, da vedere una sua rete in rovesciata in prima categoria a quarantuno anni. Ovviamente Van Basten per citare anche un super fuoriclasse”.

Tu fai la partita della tua vita, con cui la vuoi giocare?

Sicuramente in porta vorrei Marco Murriero, per me un fratello, un estremo fortissimo, gli darei anche la fascia da capitano. Come partner d’attacco Massimiliano Palombo con cui ho avuto il piacere di giocare a Vigevano, cito anche Andrea D’Alessandro con cui mi sono trovato davvero bene”.

Un avversario che non vorresti riaffrontare.

Avendo giocato con altre generazioni, giocare contro Biffi, Guida, Di Leo, Cacciatore era veramente dura, contro Troiano con cui ho anche giocato assieme, adesso sembra di essere a Gardaland. Ai tempi era più difficile fare l’attaccante, ho preso tante botte, adesso è diverso”.

Sei d’accordo con chi dice che il livello si sta progressivamente abbassando?

“Il livello del calcio si è abbassato in tutte le categorie, ho viste partite di serie C e D modeste. Non si può tornare indietro nel tempo, è inutile pensare che se giocassi adesso farei di più. Quello che mi meritavo ho ottenuto”.

Adesso cambi pagina, come allenatore sarà tutto diverso. Hai grandi aspettative per questo nuovo ruolo.

Il mio obbiettivo è recuperare dagli infortuni che mi hanno portato via energie e salute, voglio allenare, aspetto qualcuno che voglia dare la panchina a un ex bomber che pensa di poter fare bene”.

Cosa proponi come mister, sei legato a uno schema preciso o ti adatti ai giocatori?

Per come ho vissuto io il calcio è importante decidere la rosa assieme al direttore sportivo, poi durante la stagione tante cose vanno ad influire sulla scelte, in linea di massima voglio giocatori che si possano adattare al mio credo di calcio”.

Cosa ti mancherà di più e di meno del calcio.

Ovviamente vivere uno spogliatoio, un gruppo, le cene della squadra, i ritiri, mi mancheranno sicuramente. Le scaramanzie, ti racconto un aneddoto, non segnavo da quattro partite e ho bevuto un caffè corretto sambuca, doppietta e da quel momento prima di ogni partita caffè corretto. Sicuramente non mi mancheranno gli allenamenti, ogni anno facevo sempre più fatica.”

Per concludere vuoi aggiungere qualcosa?

Voglio ringraziare tutti i giocatori che hanno fatto parte della mia carriera calcistica, nessuno escluso. E un pensiero alla Pernatese, dal presidente Carlucci al vice Massara fino a Silvana Cesta e al grande Antonio del bar”.

A meno di sorprese Simone Soncini appende le scarpe al chiodo. Sarà davvero la fine? Conoscendo Simone e la sua passione per il calcio non ci scommetterei.

Marco Dho