Tre Mondiali. Tre Umiliazioni. Un'unica vergogna. - I AM CALCIO VERCELLI

Tre Mondiali. Tre Umiliazioni. Un'unica vergogna.

La Bosnia ai Mondiali
La Bosnia ai Mondiali
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È finita di nuovo. Ancora. Come nel 2018, come nel 2022, come ogni volta che l'Italia calcistica si guarda allo specchio e non riconosce più il proprio volto. Zenica, Bosnia-Erzegovina: un nome che si aggiunge alla lista della vergogna, a fianco di Milano 2017, quando la Svezia ci spense la luce prima di Russia 2018, e di Palermo 2021, quando la Macedonia del Nord ci inflisse la coltellata prima del Qatar. Tre Mondiali consecutivi senza la Nazionale. Tre edizioni del torneo più grande al mondo celebrate, sofferte, vissute da 60 milioni di italiani davanti alla televisione, come spettatori. Come turisti del calcio mondiale.

Kean va in vantaggio, Bastoni prende il rosso, la Bosnia pareggia nel finale, si va ai supplementari, poi ai rigori. Esposito sbaglia, Cristante sbaglia. L'Italia sbaglia. L'Italia sbaglia sempre. Non è un incidente, non è sfortuna, non è un allineamento di pianeti maligni. È il ritratto fedele e impietoso di un sistema che ha smesso di funzionare, di una cultura calcistica che si è seduta sugli allori e non si è più rialzata.

2018. Il primo tradimento.

Novembre 2017, stadio San Siro. La Svezia è avversaria abbordabile, la qualificazione sembra formalità. Invece no. L'Italia di Ventura, scelta inspiegabile, gestione disastrosa, non riesce nemmeno a segnare in casa propria in un doppio confronto da vincere a occhi chiusi. Russia 2018: l'Italia fuori per la prima volta dal 1958. Sessant'anni di storia sportiva cancellati in una notte di nebbia calcistica. Pianti. Indignazione. Promesse di rifondazione.

La federazione nomina Roberto Mancini e la nazione tira un sospiro di sollievo. E Mancini fa miracoli: porta gli Azzurri alla vittoria all'Europeo 2021, trenta partite senza sconfitte, tutta l'Italia in piazza a festeggiare. Il calcio era tornato. O almeno così sembrava.

2022. La seconda coltellata.

Marzo 2022, stadio Renzo Barbera di Palermo. Una partita. Un penultimo passo per andare ai Mondiali in Qatar. L'avversaria è la Macedonia del Nord. Al 92' Trajkovski calcia da posizione impossibile e segna. L'Italia è fuori. Di nuovo. La stessa sceneggiatura, lo stesso dolore, la stessa incredulità. Mancini rimane, incredibilmente. La federazione rimane. Gravina rimane. L'unica cosa che non rimane è l'Italia al Mondiale.

In Qatar, senza gli Azzurri, l'Argentina di Messi vince la sua terza stella. Il Marocco arriva in semifinale e fa sognare un continente. L'Italia? L'Italia resta a casa, ancora, a guardare.

Due mancate qualificazioni consecutive non sono un inciampo. Sono un crimine sportivo.

Gabriele Gravina e il record della vergogna.

Gravina è dal 2018 il presidente della FIGC. Sotto la sua presidenza, l'Italia ha collezionato un primato che non esiste nella storia del calcio delle grandi nazioni: due mancate qualificazioni ai Mondiali consecutive, nel 2022 e ora nel 2026. È il primo, e speriamo l'unico, presidente federale ad aver mancato due Mondiali con la Nazionale italiana. Un record negativo assoluto, senza precedenti, per una nazione che ha vinto quattro Coppe del Mondo.

La sua risposta ai fallimenti è stata invariabile: analisi, commissioni, riorganizzazioni annunciate e mai compiute. Parole, sempre parole. Mai un atto di dignità. Mai un passo indietro spontaneo.

2026. La terza condanna.

E siamo qui. Zenica, 31 marzo 2026. Gattuso, uomo di grinta e passione, non basta. Il talento di Kean non basta. La resistenza degli Azzurri in dieci uomini per tutta la ripresa non basta. Niente basta, quando il sistema è marcio dalle fondamenta. L'Italia non andrà ai Mondiali 2026, quelli in casa degli Stati Uniti, del Messico, del Canada, i Mondiali più grandi della storia, 48 squadre, e noi non ci siamo.

È la terza volta consecutiva. Un record mondiale di ignominia per una nazione calcistica di primo piano. Tre edizioni in cui i nostri giocatori guarderanno la Coppa del Mondo in televisione, come tutti noi. Tre edizioni in cui il commissario tecnico di turno si farà da parte e verrà sostituito da un altro nome, con altre promesse vuote.

Le responsabilità.

Le responsabilità sono di tutti. Dei club di Serie A che preferiscono investire in campioni stranieri piuttosto che coltivare il vivaio. Degli agenti che spostano ragazzini di talento per motivi economici. Dei presidenti che pensano al bilancio, non alla Nazionale. Di una televisione che trasmette calcio h24 ma non riesce a produrre una generazione di giocatori capaci.

Ma le responsabilità sono soprattutto di chi stava in cima. Gravina deve andare a casa. Non domani. Subito. Non serve un'altra analisi, non serve un'altra commissione tecnica. Serve un atto di dignità verso gli italiani che amano questo sport. Serve qualcuno che abbia il coraggio di dire: ho fallito, me ne vado.

Il calcio italiano ha bisogno di un reset totale e doloroso. Rifondare i settori giovanili, ridare centralità alla Nazionale, costruire una cultura dell'identità che si è persa nel mare del denaro. Non è impossibile, la Francia lo ha fatto, la Spagna lo ha fatto, persino l'Inghilterra lo sta facendo. Noi siamo ancora qui a discutere di chi ha sbagliato il rigore.

Il calcio italiano non ha più scuse. Ha solo colpevoli. E la storia non dimentica. Non dimenticherà mai tre Mondiali perduti.

Giulio Cardone